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Chiara Baldini intervista Milo Montelli, fotografo e fondatore della casa editrice indipendente Skinnerboox.

 

 

Com'è nata l'idea di fondare una casa editrice? Ci sono stati degli episodi significativi, degli incontri cruciali durante il tuo percorso di fotografo?

 

Ci sono stati dei libri fotografici che ti hanno fatto pensare: ecco, questo è ciò che voglio fare? O delle case editrici che ritieni punti di riferimento?

Forse "Redheaded Peckerwood” di Christian Patterson; credo che quel libro sia una sintesi perfetta di come un'idea brillante possa trovare la sua giusta collocazione in un libro, e grazie a questa forma acquisire potenza, diffondersi.

Ci sono editori da cui sarebbe bello imparare, ma spesso sono irraggiungibili: Michael Mack è sicuramente uno di questi; l'Europa è ricca di editori di riferimento, c'é veramente molto da studiare. Seguo con interesse Morel Books, Pierre von Kleist Editions, RVB Books e molti altri. Uno dei miei editori modello è "Roma Publications": il loro catalogo è incredibile.

 

Skinnerboox ha una linea editoriale precisa? In base a cosa scegliete i progetti da pubblicare?

Questa è una domanda difficile ma anche molto giusta. Provo a immaginare il mio catalogo come una galassia, in cui pianeti, a volte molto distanti, sono parte di uno stesso sistema. Seguo l’istinto, e in genere con i progetti che mi interessano trovo subito una connessione. Poi il lavoro con gli autori può durare anche molto tempo, e si possono incontrare degli intoppi prima di arrivare ad un prodotto finito, ma l'impressione iniziale è fondamentale. Vedo autori pubblicare tre o quattro libri l'anno, spesso anche molto simili tra loro. Capisco la necessità degli editori di far uscire nomi forti, che possano garantire le vendite. Al momento preferisco stabilire relazioni significative con gli autori con cui collaboro, che spesso sono amici. Sono scommesse ponderate, promuovere giovani autori significa anche questo, rischiare. Anche se con pochi mezzi, vale la pena farlo.

 

Che cosa consiglieresti a un fotografo che voglia vedere pubblicato il proprio lavoro?

Qui si apre l'annosa questione su cosa significhi essere un giovane fotografo. Sembra che fino a trentacinque anni si sia ancora giovani. Io rientro ancora per qualche anno in questa fascia, dunque ho ben pochi consigli da dispensare ai miei coetanei. Se un "giovane veramente giovane" mi chiedesse un consiglio gli direi di lavorare molto sulle proprie immagini, di imparare a conoscerle a fondo, di verificare se quello che ha prodotto è veramente necessario per lui, se è qualcosa a cui non può rinunciare. Consiglio di attendere e di ritornare sulle proprie fotografie con occhi diversi, con stati d'animo eterogenei. Questa per me è la cosa più importante; tutto il resto consiste in poche regole da seguire e molta motivazione nel proporsi, sapendo che è un percorso ricco di fallimenti e porte chiuse.

 

Nella realizzazione dei progetti fino a che punto collabori con l'autore del lavoro fotografico? E quali altre figure intervengono per arrivare al “prodotto finito”?

 

L'editoria indipendente e l'autoproduzione sono fenomeni in crescita. Quanto credi che questo possa influire sul linguaggio fotografico e sulla libertà di espressione degli autori i quali si trovano facilmente a disposizione i mezzi per pubblicare ed auto produrre il proprio lavoro?

Credo che sia un fenomeno destinato a rimanere nel tempo, grazie al cielo.

E' molto bello che tutti abbiano la possibilità di auto pubblicarsi, a volte anche con poche centinaia di euro. L’interrogativo rimane lo stesso della domanda precedente, ovvero, è necessario farlo? Questo è il quesito che ogni fotografo dovrebbe porsi. Detto ciò, ci sono lavori orribili pubblicati da grandissimi editori e libri meravigliosi auto prodotti in venticinque copie; la qualità ma soprattutto l'onestà sono le regole che dovrebbero guidare il mercato. Questo non sempre succede ma d'altronde è così in ogni settore.

L'impatto che il libro fotografico ha avuto negli ultimi anni nel modo di relazionarsi all'immagine è innegabile e, in alcuni casi, può rivelarsi perfino rischioso; mi è capitato di conoscere persone che pensano a come impaginare un'immagine ancora prima di scattarla, o che iniziano a pensare ad un libro prima ancora di avere il materiale! Assurdo.

 

Ci sono altri esempi in Europa di case editrici indipendenti di cui stimi particolarmente  il lavoro?

Sì, ce ne sono molte; penso agli amici di AkinaBooks, che in poco tempo ha pubblicato ottimi libri ed ha già una sua identità forte e riconoscibile. Sono molto curioso di vedere il loro nuovo libro, appena uscito, "Italia o Italia" di Federico Clavarino.

Poi RIOT BOOKS, sono bravissimi.

 

Quali credi siano i festival di editoria e di fotografia in Europa più interessanti e in cui ci sono più possibilità di scambio?

In aprile siamo stati a Madrid per "Libros Mutantes", una fiera interessante in una location molto suggestiva. In occasioni come questa si rischia di non riuscire a mettere in evidenza la propria produzione editoriale, data la quantità massiccia di piccole pubblicazioni esposte, spesso non afferenti l'ambito della fotografia contemporanea, che è il nostro focus; sono comunque occasioni per confrontarsi e stabilire contatti al di fuori dell'Italia.

A settembre siamo ad Amsterdam per Unseen, poi a Novembre a Paris Photo. Insieme ad Arles credo che siano questi gli eventi più significativi in Europa. In Italia ho apprezzato molto Fahrenheit 39 a Ravenna.

Sono molto felice di essere stato coinvolto nel SI Fest di quest'anno per organizzare all'interno del festival un settore riservato all'editoria indipendente. Speriamo che sia l'inizio di qualcosa di importante anche per l'Italia.

 

Collabori molto con Alessandro Calabrese, tanto da aver pubblicato un suo lavoro con Skinnerboox. Cosa trovi più stimolante del lavorare in due?

La nostra collaborazione ci rende in qualche modo complementari e abbiamo nuovi progetti a cui lavorare insieme. Essere in due permette di prendere le distanze dal proprio contributo e aumenta la capacità di autocritica ma, prima di tutto, è molto divertente.

 

Hai un nuovo progetto del quale stai preparando la pubblicazione? Ci puoi anticipare qualcosa?

In questo periodo sto lavorando a tre nuovi libri. Non posso dire niente perché siamo ancora in una fase germinale e di discussione.

Tra qualche settimana riceveremo le maquette dai finalisti di “makeabook”, un progetto di scouting che prevede come premio la pubblicazione di un libro con Skinnerboox; tra i finalisti ci sono lavori molto interessanti e uno di questi sarà la nostra prossima pubblicazione.

Editoria indipendente:

SKINNERBOOX

 

 

Intervista di Chiara Baldini

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